Playboy. La scrittura non è un gioco da ragazzi.

Una scrittura con meno costumi e più parole svestite. Disposte ad assumere all’interno delle frasi pose provocanti nella sostanza, non nelle forme. Basta con la comunicazione abbottonata dalla testa ai piedi. C’è solo un modo per raccontare un’azienda. Spogliare la scrittura. Sarà la scelta più sbottonata per fare tacere i quacquaraquà delle risposte mirate alla specifiche esigenze del cliente o dei prodotti realizzati secondo i migliori standard qualitativi. Sarà il gesto più libertino per abbassare il volume al bla bla bla delle mission aziendali, dellevision strategiche e delle filosofie win-win. Sarà il modo più sexy per togliere la parola ai chicchirichì che cantano la loro leadership di mercato e decantano le loro tecnologie avanzate in processi produttivi all’avanguardia. Spogliare la scrittura è la contromisura più precisa alle misure standard del qualunquismo. È così che un’azienda si riprende la propria identità: scoprendosi un po’ e rivelando che cosa c’è sotto. Se una banca ti racconta della procedura di estinzione del rapporto ti mostra la sua copertura lessico-finanziaria. Ma ti nasconde che cosa in realtà c’è sotto: la chiusura del conto corrente. Sono queste le parole costruite intorno a te. Mentre la banca continua a scrivere parole costruiteintorno a sé. I conigli continuano a costruire vita attorno a loro. Ogni 30 giorni mettono al mondo i loro cuccioli. Un copywriter si accoppia con le parole ogni 30 ore. Ma un copywriter non è un playboy. Scrivere non è un gioco da ragazzi. È cambiare gli atteggiamenti di scrittura puritani delle aziende. Violare i tabù lessicali dei professionisti. Perché un copywriter scrive solo parole che accettano di posare per lui senza veli. Come mamma lingua le ha fatte. Non come la matrigna dei linguaggi le ha contraffatte. Un copywriter non sceglie le parole truccate e pettinate per una scrittura da copertina patinata. Sceglie parole acqua e sapone: le parole della porta accanto. Disposte ad assumere all’interno delle frasi pose provocanti nella sostanza, non nelle forme. Che non strizzino solo un occhiolino di intesa allo sguardo del lettore. Ma che stendano soprattutto un filo diretto verso l’interesse a conoscere delle persone. Così, a volte la scrittura di copywriting diventa fonte di informazione per molti. Altre volte, l’oggetto delle fantasie di tutti. Ed è questo che sconvolge i costumi di aziende e professionisti. I costumi tutti di un pezzo del linguaggio legale, i costumi di carnevale del linguaggio del marketing, i costumi casti del linguaggio bancario e i fenomeni di costume del linguaggio burocratico. C’è invece il bisogno di una scrittura con meno costumi e più parole svestite. Di nudi reali, non integrali. Per i sogni proibiti di lettori che cercano una scrittura con un po’ di luce, non a luci rosse. Frasi in carne e ossa, non in pantaloni lunghi e maglione con il collo alto. Leggere parole vestite non è provocante: tutti cercano nel motore di ricerca parole che escano allo scoperto. Che rivelino l’azienda per quello che è. Non per quello che crede di essere. La vita è troppo breve per continuare a scrivere parole morte. Prima o poi arriva il bisogno di unabotta di vita quando scrivi. Di accoppiarti con le parole vive. Di abbattere i tabù, uno dopo l’altro. Se non parli al lettore con le parole che scrivi, continuerai a mostrarti solo al tuo specchio. A nasconderti dietro ai costumi.

Andrea Ingrosso

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