“VERO COME LA FINZIONE” .

intero universo

“Colui che è arrivato al massimo del vuoto 

(del distacco), quegli si sarà stabilito

 solidamente nel riposo”

 

René Guénon, attraverso il suo libro “Gli stati molteplici dell’Essere” ci spiega perché l’intero Universo manifestato trae la sua realtà dall’Essere, e oltre.

Molte tradizioni dicono che Dio scrive il destino di ogni mondo e di ogni individuo con “Lettere di fuoco” sul libro sacro della vita, prototipo di tutta la creazione.

Questo è il ruolo che sembra ricoprire metaforicamente Kay Eiffel, nel film una nota scrittrice americana alle prese con le pagine conclusive del suo ultimo libro “Morte e tasse”, perché il protagonista è reale e vive le vicissitudini nel momento stesso in cui vengono narrate.

Tutto ruota attorno a Harold Crik, un quarantenne impiegato molto intelligente assunto da tempo presso l’agenzia delle entrate, che trascorre la vita in giornate tutte uguali, ove ogni cosa viene ordinata in modo maniacale. È la rappresentazione della vita dell’uomo di oggi che calcola e programma in funzione dell’epoca in cui vive, dando priorità alla quantità (danaro, possessi ecc.) piuttosto che alla qualità, costituita dagli inestimabili valori umani. A un certo punto del film, Ana Pascal, la nuova fiamma di Harold, dice esplicitamente di essersi iscritta all’università perché vuole rendere il mondo migliore attraverso la propria laurea… Se l’uomo operasse con questa intenzione, non farebbe fatica a scoprire e ad esprimere il proprio talento: non sarebbero necessari governi, politica e religioni per un mondo armonioso e di pace… Hirasci Inagaki, nel film “Samurai” del lontano 1955, mette nella bocca del monaco Zen Takuan le seguenti parole: “Se metti la tua Forza (talento) a disposizione degli altri, sarai padrone del Cielo, della terra e dell’intero Universo”.

Il film inizia con la voce della scrittrice che narra la vita “ordinaria” del protagonista, la storia di Harold Crik e del suo orologio da polso.

Il mattino di un qualsiasi mercoledì, accade qualcosa di strano: l’orologio di Harold va in tilt e Harold incomincia a sentire una voce che narra ciò che egli sta facendo in quel momento. Si tratta per lui della sconosciuta voce della nostra autrice: “Era stupefacente il modo i cui i semplici modesti elementi della vita di Harold, spesso dati per scontati, sarebbero diventati il catalizzatore di una vita completamente nuova”. Da quel momento cambia tutto. Perde l’autobus per la prima volta nella sua vita, non riesce a concentrarsi nel lavoro e, ogni volta che si sofferma ad ascoltare la voce, questa si interrompe bruscamente lasciando sbigottito il protagonista.

Harold viene inviato a effettuare una verifica fiscale presso una fornaia, una bellissima giovane donna, Ana Pascal, di cui si innamora perdutamente (era la prima volta che gli succedeva nella vita).

Qui entra in scena la scrittrice, Miss Kay Eiffel, che vive in  depressione perché da tempo cerca di trovare la conclusione del suo libro, che prevede l’uccisione di Harold, ma non riesce a immaginarne la modalità.

Intanto, l’orologio di Harold va di nuovo in tilt e, nel momento in cui egli lo riassesta, la “voce” dice: “Questa azione lo avrebbe portato al suo imminente decesso”. Harold cade nel panico totale, perché tutto ciò che egli ascolta si verifica e non sa il perché. Tutte le regole e i calcoli svaniscono…

Dopo aver consultato un paio di psicologi, bussa alla porta di un famoso letterato per scoprire di chi sia quella voce, tenuto conto che si tratta del racconto della sua vita. Il letterato (Dustin Hoffman) gli suggerisce di dimenticare tutto e, prima che il narratore lo uccida, gli consiglia di andare a “vivere”: “Si viva la vita come sempre ha voluto viverla”.

A questo punto sono necessarie alcune riflessioni: l’uomo ordinario di oggi sta vivendo veramente la vita come vuole, realizzando i propri sogni, oppure, come Harold all’inizio del film, conduce un’esistenza determinata dall’opportunità e dai “calcoli” con il risultato di non “sapere chi è veramente”?

Nel lavoro e in amore sono più importanti la nostra soddisfazione interiore e la nostra sincerità o i calcoli sulle persone per giungere a un temporaneo vantaggio materiale e psicofisico, che non potrà mai essere duraturo se non è basato su quei valori? Inoltre, si pensa mai al fatto che la morte può coglierci in qualsiasi momento e che perciò converrebbe approfittare della vita che abbiamo per dare il meglio di noi stessi?

La parte finale del film sembra rispondere ai quesiti. Harold acquista una chitarra, il suo sogno da ragazzo, e la voce racconta che “Ad ogni goffo strimpellamento Harold rafforzava il suo punto di vista su chi fosse, che cosa volesse e perché vivesse”. Non è mai troppo tardi per innamorarsi e per scoprire la nostra natura… Non viveva più da solo, non contava più i suoi passi… e si è messo a fare cose che non aveva mai fatto prima. Ma nonostante ciò, e nonostante sia riuscito a conquistare Ana, è “morso” dal pensiero della sua morte imminente e, durante l’ennesima visita al letterato che si è proposto di aiutarlo, riconosce la voce della scrittrice in una vecchia intervista in onda alla televisione in quel momento, e viene a sapere che in tutti i suoi libri uccide i protagonisti.

Harold riesce a rintracciare la scrittrice la quale, proprio mentre sta descrivendo l’ansiosa telefonata di Harold, sente squillare il telefono e risponde sbigottita. Fissano un appuntamento e Kay riesce a trovare finalmente l’ispirazione per scrivere la conclusione tragica del libro. Harold trova il coraggio di leggere la bozza, che riconsegna all’autrice dicendole che è bellissimo, e che la fine è quella giusta: nel profondo di se stesso ha accettato di morire…

Accade l’incidente. Harold salva da un autobus in piena corsa un bimbo che cade per terra dalla bicicletta. Lo toglie dalla strada, ma viene travolto in pieno.

Le scene finali del film mostrano la nostra scrittrice insieme con il letterato, al quale mostra il libro con un finale diverso: Kay ha già ucciso sette persone con i suoi precedenti libri e, ora che ha scoperto che i suoi personaggi sono reali, se ne fa scrupolo. “Ho deciso di mantenere in vita Harold perché il libro parla di un uomo che non sa di dover morire, e poi muore. Ma se invece l’uomo sa che sta per morire, e muore comunque, accettando il suo destino, allora è il tipo d’uomo che si vorrebbe tenere in vita”.

Harold è tutto ingessato, ha molte fratture; si è salvato grazie a un frammento dell’orologio che ha limitato il flusso del sangue di un’arteria recisa. Si ristabilirà e avrà un pezzo di orologio per tutta la vita dentro di sé.

L’orologio ha una speciale relazione con l’eternità in quanto misuratore del tempo, aspetto del divino, che non a caso si distingue assieme alla meridiana, nei campanili delle nostre chiese.

Questa riflessione è importante per trovare il significato più profondo del film, che suggerisce metaforicamente una risposta alla domanda: “chi siamo veramente”, che i lettori sapranno trovare. Infine è destino che ognuno possa cambiare il proprio destino…

 

(di Elio Trevisi)

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